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mostre passate

Aron Demetz

30.04.-31.05.2011
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…Altere, imponenti, algide, le figure di Aron Demetz rappresentano l’emozione di una bellezza eterna, il segreto poetico di un volto enigmatico che, al di là dell’offesa mutilazione della resina, offre una sguardo sereno, suggerisce un sottile fascino, evoca un desiderio inconfessabile. Sfregio ben più grave, orrore più profondo lo provoca però il fuoco che scava solchi tragici nel corpo del legno, annerisce tutto restituendo figure spettrali, consunte, lacere. Non vi è più un volto, nessuno sguardo, nessuna ambiguità enigmatica, la tragedia si è compiuta, la scultura abbandona il racconto per guardarsi allo specchio, è l’immagine di un’opera che compie il proprio sacrificio, che ammira il proprio dissolvimento, che annichilisce nella propria materia.

…Con ancora più convinta radicalità, con ancora più esasperata rigidità, con ancora più acuto impegno, Aron Demetz approda all’ultima sua ricerca attraverso l’abbandono di ogni debolezza manuale per sfruttare la neutralità inespressiva del computer, sfiorando così certe esigenze di rinuncia al controllo che animavano negli anni Cinquanta le ricerche zen del gruppo Gutai e di Kazuo Shiraga soprattutto. In queste opere Aron Demetz segue le isobare del computer scoprendo una figura aliena, glaciale, emerge un’immagine ‘altra’ che abbandona il rude e primitivo taglio del legno per svelare un fitto tratteggio dell’intera superficie. Sulla scultura si dispone il disegno, alle spigolosità dell’impianto volumetrico, alla fisicità plastica si affianca la carezza di un segno nitido, continuo, sinuoso; la pelle dell’opera è avvolta da una coltre di linee che inseguono il profilo di un’asperità, di un avvallamento, disegnando così una sorprendente mappatura ‘astratta’ della figura. Sono funghi, muffe, organismi semplici che proliferano inattesi sul corpo della scultura, mutandone la fisionomia, sconvolgendone il racconto, sorprendendo lo sguardo in un feroce agguato visivo. Sono i segni fortemente mimetici di una vitalità elementare, primitiva, un desiderio di vita che aggredisce ogni realtà, che si aggrappa ad ogni spigolo, che s’insinua in ogni accenno di fessura. Un realismo naturale che si confronta con l’azzeramento meccanico della figura, che resiste all’asfissia narrativa, che si contrappone al rigore ‘astratto’ di un linguaggio sempre più protagonista.

Danilo Eccher

 

Aron Demetz nasce nel 1972; 1986 – 1993 Istituti d´arte di Selva Val Gardena; 1995 – 1997 collaborazione con lo scultore Willy Verginer; 1997 – 1998 Accademia delle belle arti Norimberga con il Prof. Christian Höpfner; dal 2010 Cattedra di scultura all´Accademia delle belle arti di Carrara; dal 1999 vive e lavora a Selva di Val Gardena, Bolzano.