mostre passate
Marcello Jori: "Ecce Homo"
L'artista si ripresenta al pubblico bolzanino dopo un'assenza di alcuni anni, con il nuovo ciclo di opere dedicate ai Notturni, proponendo un nuovo capitolo nella sua complessa poetica artistica, dove si intrecciano nuove relazioni, e più antiche memorie, dove affiorano tracce della sua cultura di illustratore, ma dove si riscontrano anche le difficoltà di una ricerca linguistica aspra e faticosa ma incapace di rinunciare alla gioia del racconto. Lo stesso clima che caratterizzava i suoi cieli, è tornato in queste nuove opere con la stessa magia e lo stesso brivido poetico che sconvolge la narrazione con il proprio mistero. Sono tornate le infinite gradazioni di blu, i verdi rinascimentali e incombenti, i rossi segretamente passionali, i gialli trasparenti e sofisticati. E' tornato un linguaggio, un clima, una poetica che ha sempre costituito la spina dorsale di questa pittura. Forse è un eccesso di letterarietà, di sofisticata compiacenza, oppure, più semplicemente, la ricerca di un incontro poetico, la rincorsa alla classicità della bellezza. E, mentre i notturni intrecciano una memoria tematica con un nuovo azzardo linguistico, altre opere recenti esigono un dialogo nella differenza fra l'arcaica materialità e la fresca amicizia della figura. Sono opere che Jori realizza recuperando vecchie tavole lignee, antiche cornici, oggetti di modernariato con cui sfidare i confini di una visionarietà creativa. Le case si dispongono così all'interno di un paesaggio percorso da infinite venature, segni profondi di un corpo evidente. Il colore si sente mimetico, discreto, abbandona la poesia delle soffici gradazioni per proporre un linguaggio più netto, schematico. ..Sono opere che spostano l'asse poetico sul piano formale o compositivo, affidando all'emozione nostalgica del legno il ruolo di discreto suggeritore. E', di conseguenza, una pittura più misurata, cromaticamente più uniforme, narrativamente più disciplinata ma, come sempre, Marcello Jori non rinuncia alla sorpresa, allo sconcerto, nascondendo cieli notturni e cristalli epifanici nel segreto di scatole magiche. Piccoli forzieri, portagioielli, che all'improvviso scoprono il loro tesoro di poesia, accendono la fantasia del colore, alludono alla sorpresa dell'emozione e dell'incanto.
Anche in queste ultime ricerche pittoriche, Marcello Jori propone un ricco e organico alfabeto iconografico che restituisce interamente l'ordito compositivo da cui scaturisce la sua arte. Un'arte garbatamente elegante, coerentemente affine al mondo dell'emozione, leale nelle forzature tematiche ma non priva di intemperie narrative, di inciampi formali di capricci coloristici.
Un'arte severa e rigorosa, gelosa del proprio infantile sorriso e del proprio entusiasmo.